HO DIRITTO DI ESSERE ME STESSO/A
Ho diritto di essere me stesso/a anche quando non piaccio, anche quando non rientro nelle aspettative altrui, anche quando la mia voce trema. Essere me stesso/a non è un capriccio, ma una necessità vitale: è il modo in cui respiro nel mondo senza sentirmi costantemente in colpa.
Per troppo tempo ho pensato che adattarmi fosse una forma di maturità, che smussare gli angoli mi avrebbe reso più accettabile. Ma ogni rinuncia silenziosa lasciava un vuoto, come se mi allontanassi un passo alla volta da casa mia. Essere me stesso/a richiede coraggio, perché significa esporsi, rischiare il giudizio, accettare che non tutti capiranno. Ma significa anche smettere di tradirmi.
Ho diritto di cambiare idea, di crescere, di contraddirmi. Ho diritto di dire no senza spiegarmi, di dire sì senza giustificarmi. La mia identità non è un favore che devo meritare, né un compromesso da negoziare: è una presenza viva, imperfetta, autentica.
Essere me stesso/a non vuol dire non ascoltare gli altri, ma scegliere di non sparire per farli stare comodi. È un atto di rispetto verso di me e, paradossalmente, anche verso il mondo: perché solo chi è vero può incontrare davvero gli altri.
E allora sì, rivendico questo diritto semplice e difficile: essere me stesso/a. Non sempre, non perfettamente, ma onestamente.
A cura di: Studio PsicoBenesere

